Dopo la tempesta

[2024, prod. Teatro Out Off]
ispirato a William Shakespeare
di Francesco Toscani
regia Andrea Piazza
con Monica Bonomi, Fabrizio Calfapietra
scene e costumi Alice Vanini
luci Andrea Piazza, Luigi Chiaromonte
assistente alle scene Cristina Molteni
collaborazione alle musiche Simone Giannì

produzione Teatro Out Off

selezionato Hystrio Festival 2024, Teatro Elfo Puccini Milano

Ariel è una donna sola che vive in una Milano di periferia grigia e senza colori, tutta cemento e strade. Di Ariel i vicini dicono tante cose, e molte non sono positive. Di sé Ariel dice di essere proprio quell’Ariel lì, lo spirito capace di suscitare uragani della Tempesta di Shakepeare. Lo spirito che Prospero, alla fine del dramma, manda via: “Nell’aria sarai libera, addio”. Possibile che Ariel, andandosene, sia rimasta qui, nella città delle solitudini? 

In Dopo la tempesta Ariel è sola e sfatta. Vive in periferia tra bar, supermercati, TV-spazzatura e nostalgia. Un tempo comandava i venti, ora non riesce a far piovere; la magia è un ricordo o forse un’illusione. Un giorno però incontra un ragazzo, forse un pericolo. Crede che sia venuto a liberarla. È la sua salvezza o sta andando incontro alla fine di tutte le speranze e gli incantesimi?

Foto Alessandro Villa

Uno spettacolo interessante perché mette in campo la creatività delle nuove generazioni: Francesco Toscani, l’autore classe 1996, e Andrea Piazza, il 29enne e bravo regista. Lo spazio del teatro diventa uno spiazzo di cemento e ghiaia, qua e là giochi per bambini in disuso, come una di quelle aree abbandonate delle grandi città di oggi. C’è molta solitudine. Efficace la regia anche nel governo della recitazione dei due attori, Monica Bonomi e Fabrizio Calfapietra. Da applauso.

Anna Bandettini, La Repubblica

Dopo la tempesta non riscrive Shakepeare, semplicemente se ne lascia accarezzare: attraversa la storia di Prospero e Ariel per raccontarci la solitudine dei sognatori, in una Milano grigia che costringe tutti alla solitudine. La regia di Andrea Piazza è analitica, precisa, ogni elemento è calibrato, ponderato. Tutto contribuisce a quella sensazione di freddezza, la stessa distanza che mostra la metropoli nei confronti degli individui. Le scene e le luci creano una vera e propria installazione, un parco freddo e arrugginito che rende perfettamente la sensazione claustrofobica della periferia poetica ricercata da autore e regista.

Roberto Simonte, KLP Teatro

La tempesta simbolo del cambiamento e dell’evoluzione, che Piazza decide di immergere nella contemporaneità, aggiungendo al tema della magia l’elemento della solitudine e dell’emarginazione: un allestimento che restituisce un senso di sconfinata solitudine e una tangibile asetticità.

Maria Francesca Sacco, PaneAcquaCulture.net

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